Venerdì scorso al forum di Davos il direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ha affermato: “Sulla crisi dei rifugiati l'Unione europea si gioca la sopravvivenza stessa del trattato di Schengen”, la convenzione che da più di vent’anni ci consente di girare liberamente, senza controlli alle frontiere, in una vasta area che comprende oggi 26 paesi europei.

Ma la convenzione di Schengen è qualcosa di più di un simpatico sistema per non fare file alle frontiere e spostarci tra Roma, Berlino e Parigi come se andassimo da Milano a Bari o da Corviale a Pietralata, è un accordo che - oltre a far risparmiare tempo e soldi a milioni di persone - costituisce la simbolica affermazione della logica dell’apertura e della condivisione su quella della chiusura e del controllo. La logica che non nega i rischi, ma scommette sul fatto che le opportunità siano maggiori dei rischi stessi. ...