Sfogliare i giornali, di carta o sul tablet, non migliora l'umore e lascia la strana sensazione di saperne meno di prima. Il primo effetto dipende dalle notizie, il secondo dal basso livello di fiducia che abbiamo in chi ce le racconta.
Non è solo questione di superficialità o partigianerìa, è che non crediamo più che i fatti abbiano una versione univoca, che sia possibile dare una notizia per quel che è senza strumentalizzarla, che qualcuno possa avere l'interesse primario di informare senza l'intenzione prevalente di provocare un giudizio e una reazione.

Rifugiati impauriti descritti come pericolosi aggressori, dati economici parziali e provvisori magnificati come successi epocali, immaginari rapporti di causa-effetto celebrati come certezze assolute: ce n'è per tutti i gusti, soprattutto per chi è a caccia di capri espiatori, complotti incombenti e burattinai invisibili. Gli accadimenti di questo periodo non sono certo esaltanti, i profeti scarseggiano e la mediocrità ...