Non ci si aspetta che un promettente ragazzo di ventotto anni, ricercatore universitario, venga rapito, torturato e ucciso: tutti siamo rimasti sconcertati e addolorati quando è stato ritrovato il corpo senza vita di Giulio Regeni. Per quanto la situazione in Egitto sia precaria e complessa, come può accadere che un contesto di studio e ricerca si trasformi improvvisamente in un brutto scenario di guerra, con inquietanti ipotesi che coinvolgono servizi segreti, poliziotti senza scrupoli, strumentalizzazioni di politica interna e addirittura complotti internazionali?

Tutti vorremmo giustizia e tutti pretenderemmo verità, ma la prima facciamo fatica a definirla e della seconda avremo probabilmente solo frammenti. Quando invochiamo giustizia diamo voce alla rabbia perché quanto è accaduto non ci appare accettabile, percepiamo una violenza inattesa e “ingiusta”: ci interessa solo che quella violenza sia in qualche modo “compensata” e l’equilibrio ristabilito. Non ci interessa sapere in che modo e da chi, ...