Abituarsi all’orrore? Non lasciamo decidere ad altri sulla nostra sensibilità

scritto da Amedeo Piva il 23/11/2015 in rifugiati, terrorismo, Islam | lascia un commento

L’idea di “normalità” che ci ostiniamo a perseguire non contempla che qualcuno entri in un teatro e si metta a sparare agli spettatori, prenda in ostaggio gli ospiti di un albergo o si faccia esplodere in un mercato. Ecco allora che, giustamente, siamo sconvolti e ci rifiutiamo di considerare tutto questo “normale”.

Non ci sconvolge più che migliaia di disperati affondino nel mare (ma i primi ci sconvolgevano), che bambini morti si arenino sulla spiaggia (ma i primi ci sconvolgevano), che un drone distrugga un ospedale con medici e malati e cortei di nozze vengano scambiati per pericolosi terroristi (ma prima ci sconvolgevano). Consideriamo tutto questo “normale”? No, certo, ma ci siamo abituati.

Riusciamo ad abituarci quasi a tutto: è il nostro modo di difenderci, di soffrire di meno. Se necessario, riusciamo ad abituarci a perdere la vista o l’uso delle gambe, a vivere con ...

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Parigi, reagire solo con la paura è un lusso che non possiamo più permetterci

scritto da Amedeo Piva il 18/11/2015 in frontiere, terrorismo, Isis, Islam, Parigi, Religioni, Salvini, Gasparri | lascia un commento

Venerdì a Parigi, giovedì a Beirut, mercoledì a Kabul… (per fermarci alla settimana scorsa). I morti sono morti. Le lacrime francesi valgono forse più di quelle libanesi o di quelle afghane? Certamente no.

E allora perché quelle francesi bruciano di più?

I morti di Parigi ci fanno più paura solo perché sono più vicini, perché li percepiamo più simili a noi, come noi. Ci sentiamo più insicuri, più esposti, più fragili e la paura diventa la misura dell’indignazione, la misura della rabbia.

La paura è un sentimento legittimo e comprensibile, ma non è amica della ragione e i conflitti si risolvono capendone le cause, non reagendo visceralmente alle conseguenze. Che senso ha urlare “ci hanno dichiarato guerra”, “bombardiamoli”, “blindiamo le frontiere” se non sappiamo neppure dare un nome e una identità a “chi” ci ha dichiarato guerra, se non sappiamo “dove” andare ...

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Il corto circuito delle notizie: quando le opinioni precedono i fatti

scritto da Amedeo Piva il 02/11/2015 in Politica, giornalismo, Informazione | lascia un commento

Tutti abbiamo le nostre opinioni di cui siamo, comprensibilmente, strenui difensori e gelosi custodi. Quotidianamente media e internet ci forniscono abbondante materia prima su cui esprimerle e non ci mancano le occasioni per esternarle e difenderle.

C’è un’ampia scelta ogni mattina e sul bancone si può scegliere secondo gli interessi e l’umore: dalla pericolosità della carne rossa al gol in fuorigioco, dalle dimissioni del sindaco all’ennesimo naufragio di profughi, dall’omelia del papa ai bombardamenti in Siria. Tutto sullo stesso bancone: drammi e feste, sangue e cibo, dettagli e fondamenti.

Una volta scelta la “merce” si passa alle opinioni che - logica vorrebbe - dovrebbero formarsi sulla informazione ricevuta, sul “fatto” di cui vorrebbero essere un giudizio, tanto più compiuto e convinto quanto più l’informazione si chiarisce e si completa.

È qui che qualcosa non funziona. L’informazione iniziale, invece di chiarirsi e completarsi ...

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Unioni civili: a furia di paragonarle al matrimonio, ci si scorda dei diritti

scritto da Amedeo Piva il 26/10/2015 in Matrimonio, Unioni civili | lascia un commento

Vivo a Roma da mezzo secolo ma le mie origini veneto-friulane si risvegliano inevitabilmente davanti a una bottiglia di buon vino. Il buon vino è segno di amicizia, di gioia, di soddisfazione reciproca nello stare insieme.

L’importante è che sia vino buono, meno importante se sia Tocai o Pinot.

Certo il Tocai e il Pinot non sono uguali, né la qualità dell’uno dipende da quanto assomiglia all’altro; ciascuno ha le sue caratteristiche, il suo gusto e il suo profumo. Il Tocai è Tocai e  il Pinot è Pinot: entrambi buoni vini, ma diversi.

Le due bottiglie, una di Tocai e una di Pinot, che ho qui sul tavolo mi sono sembrate una buona chiave per ragionare con maggiore serenità sulla questione delle unioni civili. Non credo sia un buon approccio quello che misura la qualità del riconoscimento delle unioni civili utilizzando esclusivamente ...

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Siria: ma i buoni e i cattivi di una volta?

scritto da Amedeo Piva il 05/10/2015 in Isis, Siria, Jihad | lascia un commento

In riferimento alla Siria una mia amica, superando di qualche metro la soglia dell’ingenuità, ha scritto: “Ma i buoni e i cattivi di una volta? Mi sembra difficile avere un'opinione fondata, qualcuno vuole aiutarmi?”.

Magari” - mi sono detto - magari fosse possibile smontare i pezzi del puzzle e farsi una idea chiara e un’opinione fondata per poter identificare chi sono i buoni e chi sono i cattivi!

In un utile articolo apparso su Il Post dal titolo “Chi combatte chi in Siria, e perché” si afferma: “Se la situazione in Siria sembrava prima complicata e quasi irrisolvibile, dopo l’intervento russo sembra lo sia ancora di più… in Siria stanno combattendo diversi gruppi e i fronti di guerra sono molti: c’è il regime di Assad che combatte contro i ribelli moderati, contro i gruppi jihadisti, tra cui al Qaida, e in misura minore contro l’ISIS. I ribelli ...

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