“Se due anziani amici si confessano di non sapere più che dire e pensare di alcunché, allora che dovrebbe fare un giovane che ne ha viste e sofferte assai meno di loro e che ha della vita e del mondo un’esperienza assai più limitata?”

Così un mio amico ha sintetizzato la difficoltà di riuscire a costruire opinioni chiare nel groviglio di informazioni contraddittorie in cui siamo immersi e l’amarezza di vedere un mondo “lasciato in mano ai predoni del vuoto e ai manipolatori delle emozioni”.

Sempre più spesso ci sembra che sia imprudente, se non impossibile, prendere una posizione netta sulle questioni che dobbiamo affrontare. I se, i ma, i perché, i tuttavia, i però si arrotolano come un filo spinato e ci consigliano di rinunciare ad esprimere un giudizio.

Ma non è vero che non abbiamo un’opinione e, malgrado abbiamo maturato una sorta di pudore ad esprimerla, spesso questa è più profonda e ragionata di molte di quelle che ci capita di ascoltare e leggere sui media: ovviamente non siamo certi di avere ragione e di pensare la cosa giusta, ma siamo certi di aver avuto l’occasione e la pazienza per maturare e motivare l’opinione che abbiamo.

E allora proviamo ad accogliere il suggerimento del mio amico: “Basta col pudore delle opinioni! Anche a costo di sbagliare diciamo quello che pensiamo, possibilmente dopo aver pensato a quello che diciamo”.